Di cose vecchie e nuove: progetti, idee, pensieri

Dopo quasi due mesi rieccomi qui, a scrivervi dalle desolate lande della mia testa e dalla mia stanzetta di infanzia.

Mancano un esame alla fine di questo purgatorio universitario e 49 giorni all’anno nuovo.

Questi due mesi sono passati velocemente, tra lo studio forsennato e disperato, un capatina di tre settimane in Toscana e un’esperienza nuova di pacca: ho lavorato per 5 giorni al Lucca Comics, in uno stand che vendeva giochi da tavolo. È stato estremamente stancante, passavo 16 ore fuori casa, di cui 11 in piedi a spiegare giochi continuamente a chiunque volesse provare quelli a me assegnati, ho perso la voce e preso il raffreddore per la settimana successiva ma mi sono divertita. Ho conosciuto persone interessanti ed è stato, tutto sommato, una bella avventura. La mia mente straordinariamente ha retto bene i colpi, probabilmente ero troppo stanca e impegnata per pensare a qualsiasi altra cosa, e una volta a casa cenavo e collassavo nel letto. È stato un colpo tornare qui, lasciare in Toscana l’amore e dover rimettermi nuovamente su questi dannati libri, si spera per l’ultima volta.

Il 2018 si prospetta comunque foriero di buone nuove e possibili sfide. Ci sono in ballo:

  • La laurea (se tutto va bene, a gennaio);
  • Una nuova esperienza di volontariato, in Scozia. Questa volta tramite il sito Helpx e con la mia cara compagna di pazzie Francesca (se va in porto, da metà febbraio);
  • La trepidante attesa di risposta per un cv mandato all’estero. Su questo sono agitatissima e incrocio tutte le dita disponibili: se dovesse andar bene, starò in UK per sei mesi a partire da Aprile… Ma vi dirò di più se darà esito positivo. Intanto incrociate anche voi le dita per me;
  • Punto bonus: il pensiero serio e concreto di una convivenza. Non sarebbe la prima volta che convivo con un partner, ma credo e spero di essere maturata nel mentre e questa volta voglio che tutto vada a pennello per entrambi, perché è un rapporto a cui tengo econ una persona che mi dà tanto e mi fa stare bene. Convivere sembrerebbe l’evoluzione naturale delle cose, perché siamo complementari.

Per il resto la vita prosegue sempre allo stesso modo, con troppi pensieri, mille dubbi, procrastinando pericolosamente e cambiando idea ogni due minuti e mezzo.

Diciamo che delle idee me le ero fatte in realtà, ultimamente, ma come al solito la vita ha deciso di prendermi a schiaffi e destabilizzarmi.

  • Su Helpx non rispondeva nessuno e iniziavamo a pensare all’Interrail nei paesi nordici come alternativa, cosa che mi stava intrigando parecchio. E in ventiquattr’ore ci siamo invece ritrovate con un host confermato e i voli da decidere.
  • Avevo anche messo l’anima in pace sul rimanere in Italia. O meglio, provare a costruire qualcosa qui, magari fare una specialistica, trovare un angolino da chiamare casa da marzo in poi e decidere, tra qualche anno, se valesse la pena rimanere o emigrare. E poi ho visto quell’annuncio di lavoro, ci ho rimuginato su una settimana inter e, dopo aver chiesto consigli a chiunque, ho mandato il curriculum. Potrei trovarmi ad emigrare tra meno di cinque mesi e questa cosa mi stordisce.

Ora torno ai miei cari studi sugli insetti infestanti e alla tesi, ché devo proprio darmi una mossa. Un passo alla volta farò tutto, ma il primo da fare è superare questo esame ostico e mettere il punto a questa laurea.

Pensavo anche a come organizzare meglio questo blog, dato che al momento non potrò viaggiare molto. alla fine è stato pensato come un vero e proprio diario di bordo, quindi penso che lo riorganizzerò in tematiche di cui parlare, in modo da non creare singoli post contenenti mescoloni assurdi, anche se poi la mia testa è proprio fatta così. Vedremo.

Alla prossima!

Xyleena

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L’ultimo punto della mia storia nel Somerset, magari un punto e virgola

Tra dodici ore sarò sull’aereo, in procinto di atterrare.

Non riesco ancora a credere all’idea che queste sei settimane siano finite e che non potrò più svegliarmi la mattina col chicchirichì di Kevin, o durante la notte per la pioggia che tamburella sul tetto del caravan o Martha in cerca di coccole.

Mi manca già tutto, è stato un mese ma sembrava di essere lì da sempre. Mi ha dato la sensazione di aver trovato un posto dove incastrarmi, come un gatto che si acciambella perfettamente in una piccola scatola, senza sapere all’inizio se riuscirà a entrarci o no.

Vorrei provare questa sensazione anche in Italia, lo vorrei davvero. Trovare un luogo che mi faccia sentire finalmente al mio posto.

Non aggiorno da due settimane.

Domenica scorsa l’ho trascorsa a Wiveliscombe, lavorando per tre ore e mezza ad un baracchino che vendeva panini con la salsiccia alla fiera locale. È stata una bella esperienza, potrà sembrare strano ma mi sono divertita. E sono entrata in contatto con una moltitudine di persone diverse, avendo il tempo di osservarle tra un cliente e l’altro.

Il venerdì prima invece abbiamo fatto una cena internazionale, perché era l’ultimo weekend che passavo a Milverton. Dopo tutto il pomeriggio a cucinare alla fine è venuta fuori davvero una bella serata, con la nuova piccola cagnolina della casa ad attirare le attenzioni di tutti.

Infine questo giovedì ho lasciato la OHTC, dopo una mattinata di lavoro ed un pausa tè a sorpresa, perché Sarah ci ha fatto trovare la tavola imbandita con le leccornie del cream tea.

Dopo grandi abbracci e un po’ di tristezza in cuore ho preso il treno, con nella borsa il piccolo coltellino che mi è stato regalato, come augurio di proseguire su questa strada se è quella che mi piace.

Gli ultimi due giorni li ho trascorsi tra Newport e Cardiff, in uno studentato bellissimo che mi ha fatta sentire come in un film. Se mai dovessi proseguire con gli studi, voglio vivere in un posto così. Ma devo dire che né Cardiff né Newport mi sono piaciute, hanno un’aria un po’ degradata, di città industriale abbandonata a se stessa dopo anni di fasti e ricchezza.

Ora sono tornata a Bristol invece, che adoro, e passerò la notte in un monolocale stile casetta inglese, minuscolo ma incredibilmente accogliente.

Mi piace tanto Bristol, vorrei tornarci in futuro, magari come base per continuare ad esplorare le parti del Regno Unito che ancora mi sono sconosciute (è una scusa per viaggiare, in fondo).

Come sto? Non lo so neanche io.

Felice di rivedere il mio amore e la mia famiglia che verrà a trovarmi tra qualche settimana, malinconica per la fine di un’esperienza che mi ha dato tanto, confusa perché riesco a percepire che qualcosa è scattato e sta cambiando, ma ancora non riesco a capire quale siano il mio “angolo nel mondo” e le mie aspirazioni.

Mi è capitato di parlare con Frida delle persone “multipotenziali”, perché mi riconosco in questa categoria. Il problema è che quando sei insicura, con la mente che va costantemente sulle montagne russe e una compagna di vita come l’Altra Me, essere multipotenziali sembra più una condanna che un vantaggio, perché non riesci a decidere quale sia la tua strada, a capire perché non sei in grado di seguire un percorso, a non divagare nei meandri dei troppi pensieri che si formano a velocità impressionante appena abbassi la guardia.

Domani è un altro giorno, comunque. Magari l’inizio di una nuova avventura.

Spero la depressione si goda così tanto la vacanza che decida di rimanere qui un altro pochino e non seguirmi subito in Italia, intanto.

Il prossimo aggiornamento sarà dalle terre toscane.

Alla prossima!

Xyleena

Nuovi amori e nuovi assaggi

Domenica uggiosa. È da stamattina che il cielo è scuro e una pioggerella leggera ma insistente si alterna con folate di vento freddo.

Avevamo in programma di provare a pedalare fino alle spiagge di Watchet, ma tra questo clima non proprio adatto e un po’ di stanchezza accumulata, alla fine la mattinata è trascorsa qui, in azienda. Ne ho approfittato per lavorare ancora alla tesi, devo dire con abbastanza profitto.

Ieri è stata una giornata più avventurosa invece, molto calda e soleggiata. Ho riprovato a prendere la bici per andare a Wiveliscombe e questa volta ce l’ho fatta, anche se come mio solito ho sbagliato strada completamente. Alla fine sono arrivata comunque e mi sono accorta lì che una delle camere d’aria deve avere qualche problema, perché si è sgonfiata durante il viaggio, ma l’avevo gonfiata poco prima di partire. Poco male, per fortuna avevo con me il necessario e sono riuscita a ritornare dopo una bella passeggiata al mercato settimanale delle fattorie e nel Charity Shop.

Mi sono letteralmente innamorata di questi negozietti, dove si possono trovare dei veri e propri gioiellini vintage e non, a prezzi ridicoli. Ho lasciato un pezzettino di cuore insieme ai servizi da tè che erano in vendita, ma ho comunque preso qualcosina, soprattutto regali, tra cui il fantastico maglione kitsch in pieno stile nord europeo, di lana pesante e con una renna e gli abeti ricamati. Lo adoro.

Ero indecisa se pranzare lì o prendermi di nuovo un cream tea, ma alla fine sono rientrata, passando giusto un attimo nella catena di alimentari che trovate in tutti i villaggi del Somerset e che vende per la maggiore prodotti locali e comunque inglesi.

Non ho resistito alla tentazione e ho preso una lattina di mac & cheese e una di Alphabetti, mi pare entrambe della Heinz ma dovrei ricontrollare. Totale meno di 1,50 sterline!

Entrambe le cose abbastanza insipide, ma volevo togliermi lo sfizio. Credo creerò qualche rubrica al riguardo, su cibi strani locali, inscatolati, junk o da trovare nelle peggiori bettole, perché l reputo un passatempo divertente. Devo ricordarmi di prendere il mars impanato e fritto la prossima volta che passo da Wivey, potrebbe essere un buon modo per inaugurare una serie di post su questo tema.

Gli inglesi alternano pessimi gusti alimentari a cose davvero sfiziose e particolari. Devo ammettere che sarebbe il posto giusto per me. Ma in generale qualsiasi posto dove mangiano a caso senza un ordine preciso, mi sa.

Per il resto beh, il solito. Domani inizia la mia ultima settimana qui e un po’ mi dispiace. Questo stile di vita mi è molto piaciuto e vorrei protrarre l’esperienza ancora e ancora.

Per fortuna dopo mi aspettano tre giorni di esplorazione a Newport, quindi per lo meno vedrò cose nuove.

L’umore ondeggia come il tempo, e sbatacchia a destra e a manca come la banderuola a galletto del piccolo mulino a vento che estrae l’acqua dal pozzo nel giardino dell’azienda.

Alla prossima!

Xyleena

Due sabati, due città

Ho passato gli ultimi due sabati ad esplorare il Somerset.

Non sono stati dei giri particolarmente complicati, perché lavorare in campagna è davvero stancante, ma mi hanno regalato delle belle foto e soddisfazioni.

Sabato scorso, dopo un fallimentare primo tentativo la mattina di uscire in bicicletta (le gambe mi dolevano troppo, e la zona è tutta collinare e sterrata), sono partita verso le tre del pomeriggio per un giro a piedi e sono arrivata a Wiveliscombe, a circa 6 km dall’azienda.

All’andata ho avuto qualche iniziale difficoltà a trovare la strada, perché sono sentieri in mezzo ai prati e ai campi di grano, ma alla fine ce l’ho fatta, facendo anche dei piacevoli incontri con altri camminatori del luogo che si son fermati per due chiacchiere e scambiarci informazioni sulla direzione presa. Arrivata a Wivey ho preso un bel caffè caldo, corredato da lunga pausa in questo piccolo e carinissimo pub nel centro del villaggio. È molto suggestivo, in puro stile inglese, brulicante di vita nonostante gli scarsi 3000 abitanti. Ha tanti negozietti, piccoli alimentari di prodotti tipici e un birrificio con annessa vendita, che voglio vedere la prossima volta.

Il ritorno è stato più rocambolesco, perché ho deciso di prendere i sentieri pedonali sin da subito invece che la strada asfaltata (sulle cartine e anche camminando, sono segnalati ovunque i percorsi pedonali, sia liberi che all’interno di proprietà private, ma comunque percorribili). Ad un certo punto il sentiero però si infila in un bosco, e lì mi sono persa arrivata ad un bivio. Era il mio peggior timore in effetti, e si è avverato. Con il crepuscolo incombente e il terreno fangoso per le precedenti piogge, ho camminato non so neanche io quanto in mezzo agli alberi, seguendo un percorso a malapena visibile ed il corso del fiumiciattolo che vi scorre. Mi ricordavo del fiume e l’avevo incontrato all’andata, quindi realizzato il fatto che mi ero smarrita contavo di arrivare nuovamente alla strada trafficata, non sapendo più dove andare. Per fortuna ho incontrato un fattore nel suo campo, e lui molto gentilmente mi ha fatto scavalcare la staccionata e indicato la retta via. Avrò impiegato in tutto una mezzoretta in più, ma è stata comunque un’avventura interessante.

Dopo quattro ore e mezza in totali, tra andata e ritorno, sono arrivata di nuovo al mio caravan, stanchissima ma soddisfatta.

Tutt’altra passeggiata quella di ieri.

Nelle nostre intenzioni, mie e di Frida, c’era l’idea di alzarci presto, comprare a Milverton un biglietto giornaliero per il Somerset (costa 10 sterline e ti permette di prendere l’autobus tutte le volte che vuoi, in tutto il Somerset) e andare a Glastonbury, magari girando un po’ anche i dintorni qui al ritorno.

Alla fine è andata diversamente, perché la sera prima, che doveva essere una tranquilla seratina con un po’ di birra e patatine insieme alla responsabile e il suo compagno, è finita con tutti brilli e allegri che cantavano e ballavano.

Sono andata a dormire alle 3, credo.

Fortunatamente un amico di Sarah e Mike, che era con noi quella sera, forse impietosito dal nostro programma, forse troppo gentile per l’alcool, si è offerto di accompagnarci fino a Glastonbury.

Dopo una dignitosissima sveglia alle 9, qualche compressa di antidolorifico per il mal di testa e una colazione leggera, siamo partiti in auto e arrivati a Glastonbury verso l’ora di pranzo. Alla fine l’amico è rimasto con noi e ci ha accompagnate per la città e offerto uno squisito tè pomeridiano accompagnato dai tradizionali scones con marmellata e clotted cream. Da ripetere, sono fantastici.

Glastonbury è strana. Particolare, eclettica. Un concentrato di negozietti kitsch di magia, spiritualismi da ogni parte del mondo, angoli particolarmente belli e persone strambe.

Molti dicono che sia una città magica e abbia a che fare con il mito di Re Artù. Di sicuro è da visitare almeno una volta, arrivando alla Glastonbury Tor (è una scarpinata faticosa, ma merita) che permette di ammirare tutto il Somerset dalla cima, e fermandosi un momento alla White Spring quando si scende (sono due sorgenti d’acqua che sgorgano dalle grotte della collina, la White spring con tracce di calcite, la Red spring di ossidi di ferro. Ovviamente le si attribuiscono proprietà mistiche) se non è chiusa per qualche cerimonia privata.

Dopo è d’obbligo un giretto nel centro, tra i profumi di spezie, incensi e caffè.

Siamo rientrati credo per le sette, stanchi e soddisfatti. È stata una bella passeggiata che mi ha fatto scoprire una città che non conoscevo e non era nei miei piani, ma merita davvero.

Oggi è stata una domenica pigra, di riposo e lentezza, con un sole splendente e sin troppo caldo (non so come farò a tornare alle temperature italiane, se anche 24 gradi iniziano ad essere troppo caldi).

Volevo recarmi in qualche pub nei dintorni per provare il Sunday Roast, ma ha vinto la pigrizia per oggi!

Domani chissà.

Alla prossima!

Xyleena

L’aria aperta cura la depressione! O no?

Ho  scoperto a mie spese che la depressione non va in vacanza.

O meglio, ho confermato la consapevolezza che non è un rapporto part-time.

Eppure sembrava funzionare questa cosa del “se lavori abbastanza, sarai troppo stanca per deprimerti”. All’inizio di quest’avventura a Milverton sono stata troppo impegnata ad imparare, osservarmi intorno e crollare a letto finite le otto ore, in effetti, per badare a qualsiasi altra cosa.

Oppure quell’altra bellissima convinzione che basti immergersi nella natura, nei ritmi più lenti, nell’aria aperta e lontano dai maggiori mezzi di comunicazione (ho una radio scassata nella roulotte, e il WiFi solo nella cucina comune, dopo la fine dell’orario del lavoro. Ma di solito sono troppo stanca per mettermi al pc!) per ritrovare la serenità ed essere felici.

Per carità, funziona eh. Si sta un sacco bene se questo stile di vita piace, e a me piace davvero tantissimo.

Ma i pensieri intrusivi non dormono mai, soprattutto quando i meccanismi della felicità nel cervello si inceppano da soli.

L’Altra Me aspetta solo che mi distragga un attimo per tornare all’attacco, che abbassi un po’ la guardia, che sia troppo sovrappensiero per farci caso.

È una definizione che mi piace, l’Altra parte di me, o Altra Me. Identifica abbastanza bene il mio rapporto con la ciclotimia e con il dca. Sono in costante bilico tra lucidità, razionalità ed emozioni equilibrate, e la sopraffazione mentale ed emotiva.

Comunque, ieri ho avuto troppo tempo da sola con me stessa. Oramai i movimenti nel campo sono automatici.

Afferra la pianta.

Taglia la base.

Lancia nel mucchio.

E così via.

Quindi ho potuto pensare. O come al solito, pensare troppo.

Quindi sono partiti i pensieri intrusivi, facendo il trenino, e si sono intromessi nella testa, portandomi il loro concertino di dubbi, tristezza, screditamento, e tutto il resto.

Ho scoperto che per lo meno le cuffiette e la musica riescono a coprire il loro baccano, quindi sono andata avanti a raccogliere fiori ascoltando canzoni random e canticchiando.

A fine giornata sono anche andata con l’altra ragazza che è qui per il Wwoofing, Frida, a Milverton per comprare qualcosa all’alimentari, e tornando abbiamo chiacchierato, preso un po’ di pioggia e poi bevuto sidro e mangiato torta di carote guardando il tramonto, per festeggiare il suo compleanno.

Stamattina di nuovo pensieri del cavolo, con l’Altra Me che mi ricordava quanto sia inutile, anonima, incapace, non abbia ancora concluso niente e non sappia cosa fare della mia vita.

Il resto della giornata è passato veloce tra acetosella e bacche di sambuco, con un incontro ravvicinato con il cespuglio di maledetta ortica e l’arrivo settimanale del pane appena sfornato dalla fattoria vicina.

Il punto che forse spesso crea pregiudizi sulla ciclotimia, secondo me, è anche questo. Rileggendo quello che ho scritto tutto sommato sono stati due giorni nella media, con qualche sbalzo d’umore.

Ma alla fine chi non cambia umore durante il giorno? Sarò lunatica e basta. Se fossi depressa davvero sarei 24 ore su 24 mogia, spenta e imbronciata, a piangere sui cespugli che poto.

No, purtroppo la ciclotimia fa parte dei disturbi dell’umore di tipo bipolare, quindi è come avere la marea nel cervello, la mente sulle giostre, un brucomela che passa tra paesaggi idilliaci di sconfinati campi di grano baciati dal sole, e oscure stanze piene di ragnatele e rumori inquietanti, con refoli di vento gelido che ti rizzano i peli sulle braccia. E devi essere bravo, bravissimo a controllare la leva che regola i binari per stare sul giusto percorso e non finire nelle stanze buie, e anche a rimanere agganciato al seggiolino perché non hai sbarre di metallo che ti bloccano, o cinture di sicurezza.

Dopo questo lunghissimo papiro che divaga nei meandri dei flussi di coscienza tra me e Altra, comunque qui tutto bene. Mi piace molto la zona, è piena campagna inglese, con villaggi piccoli e ordinati, casette di mattoncini rossi e porte di legno bianco, gente per strada che se ti vede spaesato si ferma a chiederti se ti sei perso.

È un posto accogliente, mi piace il clima, anche se freddo e piovoso, mi piacciono i panorami, mi piace il lavoro che sto svolgendo.

Nonostante la depressione mi abbia seguita in vacanza, perché giustamente vuole svagarsi anche lei, l’esperienza finora è positiva. È una cosa che secondo me dovrebbero provare tutti nella vita, perché nel suo piccolo ti cambia. Immagino che fare volontariato serio in associazioni con persone o animali sia ancora più totalizzante e arricchente, ma mi accontento delle mie piantine e di Martha che dorme con me acciambellata sul piumone.

Lavoro dal lunedì al venerdì, alle 11 ci prendiamo la pausa tè e biscottini, alle 13 si pranza e alle 16:30 l’azienda chiude, ma se finiamo tutto prima possiamo tornare già alla roulotte.

I giorni volano e domani, già dalle 15 (il venerdì si finisce un’ora prima) inizia di nuovo il week-end.

Lunedì sarà anche “bank holiday”, quindi azienda chiusa e un giorno in più libero. Vedrò di esplorare i dintorni e portare dei resoconti interessanti. Magari senza troppe lamentele, stavolta.

Alla prossima!

Xyleena

Bristol, my love

Bene, rieccomi qui a scrivere di questo strano viaggio in giro per il sud-est dell’Inghilterra.

La permanenza in Bristol è andata benissimo, direi. Mi piace molto come città, forse più di Londra, perché è più piccola, tranquilla e a misura di persone, ma presenta comunque tantissime possibilità e attrazioni, per tutti i gusti.

Bristol è piena di murales. Sono forse la prima cosa che noti lasciando l’aeroporto nella navetta che ti porterà in città, sulle pareti di mattoni rossi e grigi dei palazzoni in periferia. Quando arrivi più vicino al centro continui a vederli spuntare sulle mura, nei vicoli, sia quelli più pasticciati e astratti, che dei veri e propri capolavori di vernice.

Vicino all’ingresso del mio ostello ce n’erano due enormi, di cui uno particolarmente bello: una specie di uccello-drago steampunk fatto di tubi e bulloni, rosso e dorato.

L’ostello mi ha sorpresa positivamente. È stata la mia prima esperienza in un posto del genere, e ora posso dire che la rifarei.

La camera in cui ero aveva 20 posti, distribuiti su dieci letti a castello, quasi tutti occupati quando sono arrivata. Ho preso il posto superiore vicino alla finestra, ho sistemato le mie cose e sono uscita alla ricerca di cibo, che alla fine ho trovato in un piccolo pub molto carino, di cui non ricordo assolutamente né nome né posizione.

Le giornate più o meno si sono susseguite uguali, con colazione, giri infiniti per Bristol (museo, zoo, acquario, parchi), pranzo e cena a caso e poi subito letto per la troppa stanchezza.

Ovviamente come sempre ho fatto amicizia con diverse persone solo l’ultimo giorno. Il pomeriggio presto con un ragazzo tedesco e due inglesi ad un mercatino, la sera nella cucina dell’ostello con due ragazze italosvizzere ed una argentina, con cui poi ho cenato e condiviso una birra e una partita di bowling prima di dormire. Sono state delle belle conoscenze, anche se probabilmente non le rivedrò mai più.

L’ostello comunque super promosso, mi è piaciuto molto. Pulito, tranquillo nonostante fosse sopra ad un pub in cui facevano spesso musica (ma in cui potevi avere degli ottimi sconti se dormivi lì su).

Tutto sommato sono stata abbastanza bene, anche se dalla sera di sabato ho iniziato ad avvertire l’umore in fase discendente, che si è definitivamente schiantato nei camerini di Primark. Avevo necessità di una canotta e un paio di leggins, ma come sempre è stata una fatica immensa cambiarsi in quel camerino angusto, tra specchio e luci impietose.

Ma a parte questo e la solita vocina che mi accompagna durante ogni pasto, non ci sono stati momenti di down mentale o emotivo tali da compromettere il viaggio.

Probabilmente ero troppo su di giri e impegnata ad organizzarmi le giornate, per pensare.

Dell’Italia mi mancavano solo cose immateriali: la famiglia, gli amici stretti, il moroso. E nient’altro. Forse questo mi sta aiutando a star sempre su di umore.

L’ultima mattina a Bristol è stata un’avventura: come mio solito, stavo per perdere l’autobus che di lì ad un’ora mi avrebbe portata a Taunton, perché avevo confuso il punto di riferimento della fermata. Preso al volo, è stato un viaggio rilassante, anche se con una brutta nausea per il mal d’auto.

Di Taunton e Milverton però vi racconterò un’altra volta. Vi basti sapere che oggi ho camminato 4 ore e mi sono persa nel bosco.

Alla prossima!

Xyleena

Partenze

Oggi è il gran giorno! Tra 7 ore sarò sull’aereo per Bristol.

Devo ammettere che non sono emozionata e su di giri come avrei pensato, ma immagino che una volta arrivata sarà diverso.

Ieri sera non stavo benissimo, per una serie di circostanze ero rimasta con 70 euro sulla carta e la cosa mi stava dando parecchie perplessità e pensieri, uniti al fatto che già sento la mancanza della mia “dolce metà”. Ho dormito male e mi sono svegliata molto presto col magone. Non avevo voglia di chiedere altri soldi ai miei genitori perché fanno già tanto per me e mi sarei sentita in colpa.

Stamattina, però, sorpresa: sul conto mi è stato già accreditato il piccolissimo stipendio guadagnato facendo la mascotte per un evento in spiaggia (LA MORTE. Costume di gommapiuma e 35 gradi esterni) e quindi ora parto più tranquilla e rilassata.

Qui è tutto pronto, mancano giusto le cose finali, rassettare la casa e chiudermi la porta alle spalle.

Fino a lunedì avrò a disposizione il wifi dell’ostello, dopo di che credo aggiornerò il blog nei fine settimana, approfittando dei giorni liberi in cui potrò andare ad infilarmi in qualche caffetteria. Ma prometto tante foto e resoconti di quest’avventura in compagnia della mia testolina bacata.

Alla prossima!

Xyleena

Preparando i bagagli

A dire il vero, avevo già preparato il mio fidato zaino da viaggio più di un mese fa, ma non ero molto convinta per alcune cose.

La mia idea era viaggiare solo col bagaglio a mano (quello zaino, acquistato su amazon qualche anno fa, è appositamente pensato per rientrare nei limiti delle compagnie aeree ed essere portato  bordo).

In realtà, avevo una voglia matta di acquistare un vero zaino da backpacker! Detto fatto, anche questo preso su amazon e davvero sorprendente, lo adoro. E poi è verde, il mio colore preferito.

Lato negativo, purtroppo quasi nessuno zaino da trekking rientra nelle misure da bagaglio a mano della Easyjet, mentre con Ryanair non ci dovrebbero essere problemi.

Date le obiezioni sollevate da molte persone a cui avevo esposto la mia idea di partire solo con il bagaglio a mano, alla fine ho preso uno zaino più grande rispetto ai pronostici iniziali ed ho aggiunto il bagaglio da stiva alla prenotazione.

Ultimo ma non meno importante, ho deciso di portare un altro piccolo zaino con me da usare tutti i giorni, e nel primo borsone non sarebbe mai entrato.

Al momento quindi ho:

  • Uno zaino da 60 litri da imbarcare
  • Uno zainetto più piccolo, tipo quelli da scuola, da portare come bagaglio a mano e usare per girare la zona nel tempo libero.

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Tra le due borse ho distribuito vari cambi, pantaloni di jeans adatti a lavorare in campagna, magliette a maniche lunghe e corte, due maglioncini, un paio di scarpe da trekking e un paio di infradito, più tanti calzini, slip, accappatoio di microfibra e una saponetta di marsiglia per lavare velocemente i vestiti. In più, un giubbino che si può arrotolare e diventa minuscolo, una sciarpina di cotone, un paio di pantaloni impermeabili, una giacca a vento, un cappellino da baseball, occhiali da sole, una torcia a manovella, spray antizanzare, fazzolettini e salviettine umide. E non dimentichiamo l’intero cassetto dei medicinali! (No, in realtà porto solo quelli fondamentali e che necessitano di prescrizione).

Sono ancora indecisa se portare con me la reflex, ma sicuramente porterò cellulare e smartphone, per aggiornare il blog e scrivere la tesi.

Non porterò invece il sacco a pelo, che è davvero troppo ingombrante. Forse potrei fare un giro da Decathlon nei prossimi giorni, altrimenti mi arrangerò con le felpe se fa freddo.

Ho anche una minicaffettiera, ma non so se metterla in borsa fino alla fine. Più che altro porto magliette e pantaloni vecchiotti, così se si rovineranno li butterò via. E in caso di necessità comprerò in loco quello che mi serve.

E questo è più o meno tutto il necessario per il mio primo, lungo viaggio in solitaria!

Alla prossima!

Xyleena

UK: -7!

WWOOFING

Cos’è il Wwoofing?

Citando Wikipedia “World-Wide Opportunities on Organic Farms (WWOOF Opportunità globali nelle fattorie biologiche) è un’organizzazione che mette in contatto le fattorie biologiche con chi voglia, viaggiando, offrire il proprio aiuto in cambio di vitto e alloggio. Questo permette a persone che vivono realtà urbane o hanno vissuto in campagna nel proprio paese di toccare con mano le esperienze di vita e la scelta dell’agricoltura biologica nel proprio paese o all’estero.”

È un’azienda inglese nata negli anni Settante che mette in contatto gli aspiranti viaggiatori-contadini (i wwoofer) con delle fattorie, comunità o aziende agricole biologiche (gli host) che cercano manodopera.

In cambio di lavoro, i wwoofer ottengono vitto e alloggio, oltre agli insegnamenti che possono apprendere sul campo e alla possibilità di vedere posti nuovi spendendo pochissimo (fondamentalmente, il viaggio e gli spostamenti).

Il sito è a pagamento, e non è unico per tutto il mondo (ogni stato ha il suo, ma esiste un sito che raccoglie quelli più piccoli o sperduti sotto un unico nome, “stati indipendenti”), però la tassa di iscrizione è davvero irrisoria rispetto alle opportunità che poi regala.

Altra nota negativa, sul sito finora ho visto solo recensioni positivissime, mentre facendo una rapida ricerca online si trovano anche esperienze negative e testimonianze di wwoofer delusi dalla loro esperienza. A mio parere, basta avere spirito critico e una buona dose di pazienza, in fondo non si sta andando in villeggiatura. Se le cose non vanno come previsto, c’è la possibilità di concludere prima la permanenza e tornare in patria. Purtroppo non abbiamo la sfera di cristallo e non possiamo predire in anticipo se ci piacerà quello che stiamo andando a vivere.

Nel mio caso, comunque, questa esperienza di wwoofing non è nata dall’iscrizione al sito, ma da un incontro virtuale del tutto casuale.

Cercavo delle aziende all’estero dove poter svolgere il tirocinio post-laurea, volendo provare a candidarmi per l’Erasmus placement. Ovviamente mi han risposto tutti picche, a parte quest’azienda, sperduta nel sud ovest dell’Inghilterra.

Mi han detto che non ne sapevano assolutamente nulla di Erasmus, ma che avevano questa opportunità, il Wwoofing appunto.

Ne avevo sentito parlare benissimo da un’amica e, dato che nell’ultimo anno sento il bisogno di cambiare aria e fare qualche esperienza che mi porti qualcosa, non ci ho pensato due volte.

Ed eccoci qui, tra dodici giorni parto!

Se non vi ispira la vita campagnola ma vi piace l’idea che regge tutto, non disperate. Esistono altri siti che permettono di fare altri tipi di esperienze all’estero, dal cuoco, a lavorare in un ostello, all’aiutante su uno yacht, all’insegnante di inglese, al puro e semplice volontariato.

Il primo che mi viene in mente è Workaway, perché ho già puntato un paio di host che mi interessano parecchio, ma davvero basta cercare “volunteering abroad” o cose simili e ne troverete di ogni.

Avete mai provato quest’esperienza? Come vi è sembrata?

Alla prossima!

Xyleena

UK: -12!

 

http://wwoof.net/

https://www.workaway.info/

 

Viaggio in solitaria n°1

Oggi vi parlerò della cosa che mi ha fatto venire la voglia di scrivere questo diario: un viaggio!

Per essere precisi, il mio primo viaggio completamente da sola ed il più lungo fatto fino ad oggi.

Passerò ben 40 giorni in Gran Bretagna, di cui la maggior parte sperduta nelle campagne inglesi come Wwoofer (di questo parleremo un’altra volta).

Sarà un’esperienza nuova e sono abbastanza emozionata. Per l’occasione ho anche compiuto una piccola spesa e acquistato su Amazon uno zaino da trekking, di quelli comodi e belli spaziosi (60 litri), da usare come bagaglio da stiva e da riciclare nei prossimi viaggi che spero di fare.

Un’altra piccola pazzia fatta è stata quella di modificare piani e prenotazioni all’ultimo (meno di una settimana fa, per intenderci) e cambiare “tragitto”. Credo di aver fatto impazzire i server di booking.com cambiando e ricambiando le cose nel giro di mezz’ora, però ne ho guadagnato un risparmio economico e una piccola avventura.

Dato che atterro e riparto da Bristol, e che il Galles è a soli 40 minuti di autobus, passerò lì gli ultimi tre giorni di viaggio. Così aggiungerò un posto nuovo alla mia collezione!

Il programma è quindi diventato questo, a grandi linee:

  • Dal 9 al 14 agosto soggiornerò in un ostello a Bristol; nel mentre spero di fare una capatina a Bath e Stonehenge;
  • Dal 14 agosto al 14 settembre sarò in un’azienda agricola nelle campagne del Somerset per la “vacanza-lavoro” vera e propria, con tutti i fine settimana liberi che spero di impiegare esplorando i dintorni;
  • Dal 14 al 17 settembre a Newport, dove ho prenotato un posto letto in uno studentato;
  • Il 18 settembre riparto da Bristol per tornare in Italia

Quando sarò lì magari le cose potranno cambiare ed evolvere, ma per adesso il progetto è questo!

Ho provato anche a consultare Airbnb e Couchsurfing ma con scarsi risultati, quindi mi “accontenterò” di sperimentare la vita in ostello.

Intanto continuo a fare qualche ricerchina e informarmi per bene sulle cose da vedere in ogni zona dove starò, nella speranza di scoprire gioielli magari poco conosciuti, perdermi nella famosa campagna inglese e fare tante foto.

Per me credo sarà un’esperienza importante. In un periodo di totale confusione personale, spero mi aiuti a maturare un pochino, diventare più sicura e, perché no, magari capire meglio cosa voglio fare della mia vita.

Alla prossima!

Xyleena

 

UK: -14!